(Adnkronos) – “La prima cosa da fare per rendere l’Italia un Paese per giovani è ridare speranza, fiducia e orgoglio alle nuove generazioni. Occorre far capire ai ragazzi che il Paese investe su di loro, creando un clima culturale che renda, ad esempio, la meritocrazia un principio percepibile e non soltanto dichiarato”. Lo ha affermato intervenendo al Festival dell’Economia di Trento Diana Bracco, Presidente e CEO del Gruppo Bracco e Presidente di Fondazione Bracco.
“Che i giovani italiani facciano esperienza all’estero va bene, ma devono poter tornare. I ragazzi di oggi sono la classe dirigente di domani e noi non possiamo permetterci di perderli. Servono – ha sottolineato . stipendi d’ingresso competitivi, sostegni alla genitorialità, asili nido e congedi parentali che permettano di costruire una vita familiare e professionale equilibrata. Occorrono poi interventi a favore dell’innovazione, della ricerca e del fare impresa, perché un Paese per giovani deve anche finanziare startup e spin-off universitari”.
“Ai nostri ragazzi direi però di non chiedersi soltanto cosa il Paese deve fare per loro, ma anche cosa loro stessi possono fare per l’Italia – di cui devono essere fieri perché viviamo in un luogo unico ricco di storia e di bellezza. È importante riaffermare con forza, perciò, dopo anni di lassismo e di confusione, il valore della conoscenza e dell’impegno e del sacrificio personale. Quella conoscenza ottenuta da una formazione continua che ci permette di unire memoria e innovazione, sapere e spirito critico. Cito in proposito la bella espressione usata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella Lectio magistralis che ha tenuto di recente all’Università di Salamanca: ‘La conoscenza è il vento di cui il mondo oggi ha bisogno’. Il compito di cambiare le cose spetta dunque anzitutto ai giovani. Sono loro che devono costruire il futuro con spirito d’iniziativa e con il coraggio di mettersi in gioco e di affrontare sfide ed eventuali fallimenti: io credo che abbiano tutte le risorse per farcela”.
“Le cose da fare sono dunque tante, ed è per questo che serve uno sforzo corale delle Istituzioni, delle imprese e anche del mondo del no profit. Le stesse Fondazioni private possono fare molto. Noi come Bracco cerchiamo da tempo di dare il nostro contributo. Con il progetto Diventerò-Fondazione Bracco per i giovani abbiamo messo in atto decine di iniziative, offrendo opportunità concrete e intessendo legami duraturi con i ragazzi, con un investimento complessivo di oltre 4 milioni di euro dal 2012. Il progetto, che si aggiunge alle tante attività che facciamo come azienda, ha raggiunto più di 2.500 giovani meritevoli. Profili diversissimi tra loro, per età, studi, provenienza geografica, ma accomunati da talento e desiderio di conoscenza. Uno degli interventi più significativi è la collaborazione pluriennale con Accademia Teatro alla Scala, di cui Fondazione Bracco è Socio Fondatore: un’istituzione formativa tra le più prestigiose al mondo”.
“Infine, sul fronte della ricerca, un’iniziativa di cui sono particolarmente fiera è il Premio Felder del valore di un milione di euro lanciato in collaborazione col Politecnico di Milano: una Call internazionale che ha riportato in Italia un giovane ricercatore di talento. Il vincitore del premio, intitolato allo scienziato svizzero che per tanti anni ha diretto la ricerca di Bracco e le cui scoperte hanno rivoluzionato la diagnostica per immagini, è stato Gianvito Vilé che ha dato vita a un laboratorio indipendente al Politecnico per lavorare sulla chimica verde. Sono cose molto concrete che hanno prodotto risultati misurabili: un piccolo passo, certo, ma se si cammina tutti nella direzione giusta si può percorrere un lungo cammino”, ha concluso Diana Bracco.
Oltre a Diana Bracco, alla Tavola rotonda sono intervenuti Alessandro Benetton, presidente Mundys e Edizione Lavinia Biagiotti Cigna, presidente e ceo Biagiotti Group, Marina Brambilla, rettrice Università degli Studi di Milano e Alessandro Molinari, amministratore delegato e direttore generale Itas Mutua.
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