SAN GIUSTO CANAVESE – “Il parco giochi non è un gioco per chi non rispetta niente”.
Questo il commento sui social dell’Amministrazione Comunale di San Giusto Canavese sulla bravata compiuta da due tredicenni, l’altra sera.
I ragazzi hanno inserito alcuni petardi nell’incavo di un grosso platano che si è incendiato. Dopo aver tentato inutilmente di spegnere le fiamme, spaventati hanno chiamato i Vigili del Fuoco. Nel frattempo un abitante della casa vicina, che si è accorto di quanto stava accadendo è intervenuto immediatamente e ha confermato la richiesta di intervento, consentendo così l’arrivo tempestivo dei pompieri.
“La presenza immediata degli abitanti della zona, insieme a quella del Sindaco Giosi Boggio e dell’assessore Amore, ha evitato che la situazione degenerasse. – Prosegue il post – Purtroppo questo episodio non è un caso isolato. Da tempo nel parco giochi e nelle aree vicine si registrano comportamenti irresponsabili che stanno esasperando i residenti.
Il parco giochi, recentemente sistemato con risorse pubbliche e con l’obiettivo di offrire ai più piccoli uno spazio bello e sicuro, sembra essere diventato per alcuni ragazzi un luogo di sfogo per azioni sconsiderate: giovani ben oltre il limite di età consentito, fissato a 12 anni, seduti in tre o quattro sull’altalena, altri che riescono a farla ruotare verso l’alto di 360 gradi con uno di loro sopra, sassate contro i giochi e contro le abitazioni vicine, fino ad arrivare alla rottura del vetro della porta d’ingresso di una casa…
Azioni come queste non sono semplici bravate. Sono gesti che dimostrano una grave mancanza di rispetto verso i beni pubblici, verso il lavoro di chi si impegna per migliorare il paese e verso i cittadini che vivono accanto a questi spazi. I residenti, esasperati, si sentono sempre più impotenti di fronte a questi comportamenti.”
“Il parco giochi, gli alberi, le strade e gli spazi pubblici appartengono a tutti. – Conclude – Sono il segno concreto di una comunità che si prende cura del proprio paese e delle nuove generazioni.
L’amministrazione può impegnarsi a mantenerli e migliorarli, ma il rispetto non nasce da un regolamento né da un cartello: nasce dall’educazione. E l’educazione si impara prima di tutto in famiglia. Perché senza rispetto per ciò che è di tutti, nessuna comunità può davvero dirsi tale.
Il rispetto per il proprio paese non si pretende: si insegna”.