TORINO – Arrestato un uomo, cittadino italiano, ritenuto essere l’autore di una rapina mano armata commessa lo scorso 10 marzo 2026 ai danni di un supermercato di via Lajolo a Torino.
Le indagini hanno consentito di ricostruire come quel giorno, poco prima delle 16, un uomo travisato e armato di un grosso coltello da cucina ha fatto irruzione all’interno del supermercato. Per eludere le telecamere esterne, il rapinatore si è avvicinato all’ingresso riparandosi sotto un ombrello a quadri rossi e neri. Una volta all’interno, l’uomo ha minacciato la cassiera costringendola a consegnare l’incasso, pari a 730 euro. Il malvivente indossava un abbigliamento specifico, ossia una felpa rossa con cappuccio, un cappello giallo e uno scaldacollo nero.
Le indagini hanno inoltre svelato anche una meticolosa strategia di fuga, basata su rapidi cambi d’abito e sull’appoggio di una complice. Gli investigatori della Squadra Mobile, si sono concentrati sull’analisi minuziosa dei filmati di videosorveglianza della zona, che hanno permesso di ricostruire le fasi della fuga e ripetuti cambi di abito. In un primo momento il soggetto è stato ripreso mentre correva in via Breglio, indossando ancora i pantaloni e le scarpe utilizzati durante il colpo, tuttavia sotto la felpa rossa (già tolta) spuntava una felpa grigia; successivamente è stato immortalato dalle telecamere a passo normale in via Roccavione e in compagnia della convivente. La donna trascinava un trolley di piccole dimensioni, utilizzato, secondo gli inquirenti, per nascondere gli indumenti usati durante la rapina. Infine, mezz’ora dopo la rapina, l’indagato è stato controllato dai poliziotti in via Nigra con un look completamente rivoluzionato: questa volta indossava un giubbotto nero, una felpa gialla e pantaloni grigi.
Nonostante il tentativo di confondere le acque, gli investigatori della Squadra Mobile, incrociando i fotogrammi acquisiti, hanno rilevato la compatibilità dell’uomo con il soggetto ripreso dal sistema di videosorveglianza del supermercato e la perquisizione domiciliare ha fornito ulteriori riscontri al quadro probatorio già delineato.
Il Giudice per le Indagini Preliminari, accogliendo le risultanze del Pubblico Ministero basate sulle annotazioni di Polizia Giudiziaria e sulle testimonianze raccolte, ha ravvisato i gravi indizi di colpevolezza necessari per l’emissione del provvedimento restrittivo.