REFERENDUM – Gli Italiani scelgono il “No” alla riforma Costituzionale

Scritto il 23/03/2026
da Redazione ON

Circa il 54% dei voti; affluenza significativa: poco sopra il 59%

REFERENDUM – Il “no” si impone nel referendum sulla riforma della giustizia, fermandosi attorno al 54% dei voti. L’affluenza sfiora il 59%, un dato significativo che accompagna una bocciatura netta della legge costituzionale approvata dal centrodestra in Parlamento.

L’esito delle urne congela di fatto le modifiche previste, lasciando invariati gli articoli della Costituzione finiti al centro del quesito: dal ruolo del Presidente della Repubblica alla guida del Csm (articolo 87) fino all’organizzazione della giustizia affidata al ministero (110), passando per le norme sulla funzione giurisdizionale (102), sull’autogoverno della magistratura (104), sui compiti del Csm (105), alla nomina di Consiglieri della Corte di cassazione (106), sulla distinzione delle funzioni tra giudici e pubblici ministeri (107).

Nel cuore della riforma, ora respinta, c’era soprattutto la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. Il progetto prevedeva la nascita di due distinti Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i Pm, con una revisione anche della loro composizione. Tra le novità più discusse, l’introduzione di un sistema di sorteggio per scegliere i componenti dei due Csm, con modalità differenti per membri togati e laici.

Chi sosteneva il “sì” puntava su alcuni obiettivi chiave: rafforzare l’imparzialità del giudice nel processo penale, garantire un equilibrio più netto tra accusa e difesa, ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura e introdurre maggiori strumenti di controllo disciplinare, anche attraverso un’Alta Corte dedicata.

Di segno opposto le motivazioni del fronte del “no”, che alla fine hanno convinto la maggioranza degli elettori. Secondo i contrari, la riforma avrebbe rischiato di indebolire l’autonomia della magistratura, esponendola a possibili pressioni politiche, senza incidere davvero sui tempi e sull’efficienza della giustizia. Un timore che ha prevalso nelle urne, chiudendo la partita con un chiaro stop alla revisione proposta.